CATTIVE MEMORIE DI FULVIA DEGL’INNOCENTI

Di Cosimo Rodia

Cattive memorie di Fulvia Degl’Innocenti, San Paolo, 2018.

È un romanzo che spinge i giovani lettori a fare i conti con il più grande dramma del ′900, che non potrà mai essere archiviato. La vicenda è costruita sul senso di colpa patito da Andrea, uno studente delle superiori, il quale apprende che il bisnonno è stato spia fascista e di aver tradito una famiglia di ebrei amici, per impossessarsi delle loro ricchezze. Durante la visita scolastica ad Auschwitz, Andrea quasi rivede la famiglia ebrea della sua città divisa, maltrattata, cremata; sicché la sua colpa si amplifica e si isola.

Lo salva Barbara, una ragazza solare, che gli infonde il coraggio di affrontare la realtà a viso aperto. Il romanzo si conclude con un finale sorprendente e con un possibile lieto fine: un modo indiretto per dire che le strade accidentate si percorrono stando insieme.

Un romanzo “cattivo” che spinge a fare i conti con la storia in modo diretto, senza sconti, trasmettendo in maniera chiara con chi bisogna schierarsi. Alcuni passaggi sono dolorosi, ma avendo la storia partorito atrocità, non sono ammesse né abiure né edulcorazioni.

La storia drammatica, poi, è incastonata in una cornice dei nostri giorni, fatta di famiglie allargate, di figli cresciuti nella solitudine, di periferie urbane degradate, di fragilità umane. Il lieto fine, infine, è la nota di merito che permette al lettore di distendersi con positività e riguardare ai fatti letti-vissuti con occhi disincantati e dire che i sentimenti positivi permettono all’umanità di autogenerarsi.

Un romanzo di sentimenti, dunque, di disagio psicologico di fronte ad una possibile nemesi storica, che ci spinge a schierarci dalla parte della civiltà dell’anima che salva e rimodella, nei ragazzi d’oggi, gli uomini di domani; una civiltà tutta cristallizzata nel bellissimo protagonista, per la cui sensibilità sarà certamente un modello di immedesimazione per il lettore.

L’ultima pagina del romanzo è una delicata alba dell’amore tra i due giovani protagonisti e metaforicamente anche l’alba di una vita autentica, lontana dal mondo di plastica e dalle maschere sociali.

Giornalista Pubblicista – Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo – Writer – Ghostwriter

Direttrice del Blog LitterArtour

Daniela Rubino

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