NERO DIAMANTE, UN ROMANZO DI ROBERTO MORGESE

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Recensione a cura di Cosimo Rodia

Nero diamante di Roberto Morgese, edizioni Paoline, 2019:

Nero diamante è un romanzo di Roberto Morgese, illustrato da Anna R. Carrino per le edizioni Paoline, che concentra in sé almeno tre peculiarità da renderlo ottimo strumento di lettura per ragazzi: azioni rocambolesche, temi sociali di grande impatto emotivo, narrazione rapida con tocchi di letterarietà.

Il plot. Il dodicenne Kito scava coltan in una miniera dell’Africa equatoriale (verosimilmente la Repubblica del Congo) e rinviene un grande diamante che nasconde al sorvegliante aguzzino; il ragazzo, col fratello minore, si incammina verso una Missione religiosa per venderlo. Il viaggio è pieno di insidie, anche perché sulle loro tracce si sono messi il sorvegliante, che ha supposto l’importante ritrovamento, e un ex sciamano convertitosi al dio denaro. Lungo il percorso i protagonisti incrociano una serie di personaggi che disegnano il variopinto mosaico dell’Africa: i bambini soldato, un giovane reporter, i missionari, lo sciamano vestito all’occidentale, i riti tribali… Tra gli incontri, fondamentale è quello di Jaineba, un’orfana cacciata dai parenti con lo stigma d’essere una strega e che diventa compagna di viaggio dei due giovani. Dopo una serie di peripezie sorprendenti ed ironiche, la compagnia giunge a destinazione: il grande diamante cambia loro la vita.

Un romanzo vibrante in cui l’avventura nei posti più recessi della foresta vergine e i pericoli superati costituiscono la spina dorsale della narrazione, con gli espedienti narratologici sapientemente seminati dall’autore: dagli intrecci, alle metonimia (eventi anticipati e poi fatti esplodere), dal climax, ai colpi di scena.

Un racconto vivo in cui l’azione dei protagonisti prende il centro dello scena e il lettore segue le vicende fatte di inseguimenti, situazioni fortuite, personaggi risolutori. I fatti tragici dello sfruttamento minorile, della raccolta disumana del coltan e il suo commercio semilegale che alimenta la guerra tribale, i bambini soldato… costituiscono una cornice che solo quando si conclude la vicenda, riaffiorano lentamente e delineano lo scenario drammatico dell’Africa.

Certamente è un romanzo multitematico, perché oltre all’avventura è possibile leggere in filigrana, infatti, la specificità dei ragazzi di essere scevri di sovrastrutture culturali (i due fratelli accolgono senza pregiudizi Jaineba), la condanna indiretta dell’avidità che trasforma finanche il saggio del villaggio, la riprovazione indiretta delle guerre, esalta il ruolo della famiglia e quello delle missione; e poi troviamo la bellezza primitiva e magica dell’Africa. Non mancano tocchi di ottimo stile nella descrizione del paesaggio, presentato nella sua bellezza selvaggia e divina: «La foresta è piena di luce, di suoni e colori», o ancora: «Tutta l’Africa è fatta così: un Paese di contrasti e contraddizioni. Estrema ricchezza del suolo ed estrema povertà della gente […]; immensi territori incontaminati, quasi ignorati, e fazzoletti di terra contesi in guerre sanguinarie».

La storia si chiude con l’happy end scandito dall’anafora di due colori: il bianco nella pagina finale e il nero in quella iniziale.

Un libro forum, tipico della collana “Il parco delle storie” diretta da Fulvia Degl’Innocenti, che semina sensibilità contro l’arbitrio delle multinazionali, dello sfruttamento incontrollato delle risorse africane che in maniera indiscriminata ed incontrollabile alimentano la guerra civile, contro i danni ambientali, contro la violazione palese dei diritti del fanciullo.

Prof. Cosimo Rodia

Giornalista Pubblicista – Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo – Writer – Ghostwriter

Direttrice del Blog LitterArtour

Daniela Rubino

Giornalista Pubblicista - Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo - Writer - Ghostwriter Direttrice del Blog LitterArtour

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