I miei amici Mirko e Ringo, un legaccio fatto di silenzi e sguardi!

Di Evelyn Zappimbulso

Ho imparato a camminare con la mano destra aggrappata alla coda di un bellissimo alàno nero. Ricordo quest’ombra alta e paurosa che avanzava passi lenti sui miei incerti e goffi. Non avevo paura, nonostante fossi la sua perfetta metà. Poi, io più grande, lui già vecchio, ho preteso che fosse il mio compagno di giochi e lo costringevo ad essere ora un cavallo, ora un allievo della mia classe da improvvisata maestra, ora un mago, ora un pagliaccio monello. Mirko, così si chiamava il mio primo cane, era un altissimo, elegante, docile e tremendamente temibile alano dal manto nero e lucidissimo. Incuteva terrore a tutti, tranne che al pezzo più piccolo della famiglia, che lo torturava pur di coinvolgerlo in giochi di bimba.

Come si fa a spiegare cosa rappresenta un cane per il suo amico uomo preferito? Lui impara a conoscere il tuo respiro, il tuo ritmo vitale e se sei triste o pensieroso lo avverte e ti fissa con occhietti fermi piagando il muso come a chiederti “cosa c’è?”.

Il legaccio che stringe il rapporto uomo cane ha qualcosa di soprannaturale. Non è fatto di parole, gesti o fischi, ma di silenzi e sguardi. È alchimia di pensieri prima che di azioni. Un cane avverte la paura e non ne approfitta, capta la gioia e osserva, sente la rabbia e si acquieta come ad aspettare che passi. Il cane amato dall’uomo che l’ha scelto è fonte di riflessione e pazienza per il suo amico umano. Ti impone un rispetto che non credi di poter dare. Ogni sua smorfia è gratitudine, ogni sua coccola è il triplo della tua, ogni sua corsa sbavosa e baliosa verso di te ti ricorda che tu per lui sei il suo mondo, da difendere ad ogni costo. Si è troppo importanti per l’amico cane.

Credo di non aver mai meritato abbastanza il rispetto dei miei cani. Non bastava accudirli, nutrirli, portarli al mare solitario degli scogli o viziarli con giochi o carezze. Non poteva bastare, perché loro sapevano dare di più. Sanno concentrarsi perfettamente sulla persona.

Ringo, il mio ultimo amico cane, mi ha accompagnato dalla prima media sino alla laurea. Un meticcio trovatello abbandonato in uno scatolone per detersivi, che pretesi di adottare contro il volere del resto della famiglia. Un pazzo. Ha studiato e pianto con me. Ho torturato anche lui, questa volta con fiumi di parole, sogni e feste infinite con amici e musica a tutto volume sino a notte fonda in pineta. Anche lui terribile per occhi estranei e coccolone con chi sceglieva. Anche lui, come Mirko, scelse il mio sguardo in cui spegnere i suoi occhietti vispi e il mio abbraccio stretto al collo in cui fermare il suo tempo per rimanere nei miei ricordi, quelli più belli e che più di altri mi hanno insegnato ad amare e rispettare la vita, in ogni sua straordinaria forma.

Prof.ssa Evelyn Zappimbulso

Foto: “I miei amici Mirko e Ringo”, disegno di Beatrice Caffio

Giornalista Pubblicista – Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo – Writer – Ghostwriter

Direttrice del Blog LitterArtour

Daniela Rubino

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