Pierfranco Bruni ritorna alla poesia con “La favola infinita”

di Regina Resta*

Nella vita di un poeta c’è sempre il momento in cui prova dentro di sé una sorta di riconoscenza per quella meravigliosa e misteriosa forza che opera in lui e che rappresenta la ragione unica della sua vita: la Poesia, quella autentica che nasce spontanea ma corroborata dalla professionalità del vero cultore.

Gli antichi ritenevano che essa fosse un dono degli dei e che Apollo e le Muse infondessero la virtù della profezia con potere miracoloso.

Così in “La favola infinita” di Pierfranco Bruni* per i tipi di Macabor e saggio introduttivo di Marilena Cavallo.

Da Omero al Pascoli, la Poesia è stata confortatrice e mentre era sofferenza del poeta diventava per lui gioia. Lo sfogo in versi era il balsamo e faceva sopportare, a quei tempi, esili e prescrizioni, penso per esempio ad Ovidio e Dante.

Il Foscolo con la Poesia rivedeva e ricordava la sua Zacinto, le donne amate, gli amici morti ai quali si univa una meravigliosa “corrispondenza d’amorosi sensi”.

Il D’Annunzio, tra i satiri e le ninfe care al Dio Pan, invocava il trionfo del superuomo.

Dunque la Poesia che supera il silenzio anche quella mesta, sussurrata, lieve, destinata a durare quanto un frullo d’ala, è pur sempre un dono, tanto prezioso per tutte le genti sensibili.

Il Poeta Bruni è detentore di un grande dono, la sua poesia è ansimo e trepidazione, battito e volteggio, anima e cuore, mente e ragione.

Colpisce la costruzione precisa, determinata e lieve allo stesso tempo, senza perdere quella forza poetica che dona armonia e musicalità.

La sua poesia appassiona per l’essenzialità, pulita nelle forme e nelle espressioni, priva di elementi superflui e inutili, versi calibrati non estemporanei ma ricchi di ricordi e sentimenti, la sua abilità è nell’essere autentico e naturale e questo trasparisce dalla serietà di una scrittura scelta e precisa.

L’autore è un abile maestro della lingua italiana, i suoi versi sono parole utilizzate con sapienza e originalità, nulla è casuale, neppure l’assenza di punteggiatura, che ci toglie il respiro, riuscendo nell’accostamento delle parole a evocare sensazioni uniche e cariche di significato.

Non ci sono veli che offuschino i versi, l’armonia delle parole rende la visione del mondo, della sua interiorità con una tonalità soffusa che non crea coni d’ombra ma riflessi di luce carichi di afflati emozionali.

La sua poetica dà vita a un’opera che sa ospitare le parti sostanziali dei sentimenti umani attraverso analogie e profonde considerazioni nella sua interazione vitale con il suo alter ego umano, ma anche con la società che lo circonda, nella quale, per sua irrinunciabile e innegabile condizione naturale, egli si muove.

Insito in lui l’originalità del suo temperamento artistico che tende a ricondurci all’umanità di ogni giorno e a svelare i sentimenti più autentici e comuni che si nascondono in essa.

Bruni si accosta al lettore con tono pacato e convincente per raccontargli le sue esperienze più umane, quello dell’uomo comune che vuole essere.

Non è rassegnazione la sua, ma vivida speranza, con qualche venatura romantica anche se ben saldo alla piena coincidenza tra cultura e vita, non priva del bisogno intimo del consenso, dell’esigenza di un rapporto.

Il Bruni ricerca nelle relazioni il sé poetico, aperto all’ascolto e al dialogo con il mondo, fatto di persone, scenari e oggetti ai quali il suo poetare riesce a dare o a togliere valore.

Ci presenta se stesso, il suo mondo, la sua donna, i suoi amici, che lo accompagnano nel suo cammino ricco di fantasie reali.

E tutto appare naturale, senza retorica, senza alterazioni, perché narrato da un poeta che non vive per i riconoscimenti perché la sua visione della vita mira più in alto, in lui c’è la fede nella Poesia che oltre la realtà quotidiana ne mostra una istantanea, a sprazzi, bella come l’attimo fuggente di Faust: e con questa forza nel cuore, Bruni segue l’itinerario del cammino che, anche dopo le bufere più violente, gli rimane la forza del lupo di mare che riesce sempre a rimettersi in viaggio per lottare e sperare di nuovo.

La sua Poesia come autobiografia intensa è il diario di un viaggio, melodica, figurativa che realizza liricamente l’esame del proprio io.

Vi sono, inoltre disseminate perle d’amore verso un Tu femminile, che diventa un noi poetico:

spesso

sul tuo corpo

ho toccato

anemoni e farfalle

 

mi sono vissuto dentro

 

la tua immagine

mi ripropone

passioni mai sconfitte.

 

L’autore è un poeta “puro”, la cui ispirazione nasce dai suoi lunghi e raffinati studi letterari, dall’accortezza estetica, nonché dalla vita reale vissuta nella sua essenzialità, che rivelano la pienezza di un’esistenza autentica.

Man mano che si procede nella lettura, la descrizione delle percezioni sensoriali ed emozionali si fa più accesa e viva.

L’opera procede, scandagliando l’animo, ora volta a descrivere l’infinito, ora a volerlo racchiudere in luoghi familiari mai vuoti e sempre carichi dell’incessante, irrequieto lavorio della vita:

 

Tu

tutte le età

Un poco

Si somigliano

 

Si distinguono

Solo

Per la loro fantasia

O

Per la loro

Tristezza

 

Si perdono

Lentamente

Fra gli spigoli

Della notte

 

Tutte le età

Si perdono

E ci perdono

Tutte le età

Hanno memorie

 

Tutte le età

 

La luce e il buio, lo sguardo e il ricordo, la malinconia e l’allegrezza, il cielo e la terra: la poesia di Pierfranco Bruni è un viaggio profondo, senza limiti, senza fronzoli, cruda verità, per questo il suo linguaggio, a volte così vivido, accoglie senza limiti il buio del dolore, mostra il suo travaglio consumato nei ricordi anche se gli spiragli del visibile, danno vigore alle ombre che appaiono come miraggi nell’abbaglio dell’esistenza.

Il suo itinerario nel chiaro scuro della vita:

ho svegliato

l’alba

con il silenzio

del mio sguardo

 

poi un caffè

in attesa

del chiaro

sui gerani

 

Non è un astratto peregrinare dialettico tra luci ed ombre ma segue con la sua profonda delicatezza e dolce malinconia le orme di quel cammino planetario tra vita e morte, tra sfiorire e fiorire, rinascere a se stessi, risorgere alla vita, che continua perennemente. E, poiché la vita continua incessantemente a ricreare vita, l’attesa e la speranza sono i cardini dell’esistenza:

 

Ogni tempo

È un tempo

Già vissuto

 

Non cerchiamo

La perfezione

Ma l’inevitabile

 

La parola speranza è evocata nei versi accorati dei ricordi e degli affetti più cari, fa riferimento a quei nuovi cieli e a quelle nuove terre che sono promessi dalla nostra fede, nonché dall’utopia connaturati con la nostra identità:

mi son

raccolto

in questo meriggio

di settembre

nella tua poltrona

madre mia

e tu

non eri assente.

 

C’è un’attesa mai sopita come di un qualcosa mai finito, che spinge verso il tempo dell’eternità, dove troveremo la realizzazione dei nostri sogni e desideri più reconditi,  il dolore, la sofferenza, l’infelicità sono sempre accompagnati da una sottile voglia  di speranza: l’essere umano vive in virtù di questa forza, e nei versi del Bruni, tra immagini così fortemente evocative, si percepisce la determinazione dell’uomo poeta che non si abbandona all’amarezza, anche se la nostalgia in alcuni versi è preponderante, ma lui sa ritemprarsi per trovare slancio verso un futuro, anche se il tempo presente è opaco, cadenzato dal ritmo incessante delle ore, apparentemente arenato infossato e arrestato, ma il Bruni scrive:

pagine consuete

e

solitudini uguali

invecchiano

fra i vicoli del tempo

 

non mi darò

tregua

 

all’alba

i passi

avranno cangiato

itinerario

 

È forte in lui la necessità di essere uomini veri, con i propri limiti e le proprie aspirazioni più sincere.

È amabilissima questa raccolta di poesie che suggerisco di leggere con calma, facendo pausa tra una lirica e l’altra, per avere il tempo di far depositare le suggestioni, come quelle di un sogno molto reale, che l’autore abilmente delinea.

*Regina Resta, artista

*dott. Pierfranco Bruni, nato in Calabria. Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, è presidente del Centro Studi “Grisi”. Responsabile Antropologia della SabapLe – Mibac. Ricopre, altresì, numerosi altri incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura nei Paesi Esteri. È responsabile, per conto del MiBAC, del progetto di studio sulle Presenze minoritarie in Italia. 

Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali “Via Carmelitani”, “Viaggioisola”, “Per non amarti più”, “Fuoco di lune”, “Canto di Requiem”, “Ulisse è ripartito”, “Ti amero’ fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio”), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati “L’ultima notte di un magistrato”, “Paese del vento”, “Claretta e Ben”, “L’ultima primavera”, “E dopo vennero i sogni”, “Quando fioriscono i rovi”, “Il mare e la conchiglia”). Si è occupato del Novecento letterario italiano, europeo e mediterraneo. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Giornalista Pubblicista – Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo – Writer – Ghostwriter

Direttrice del Blog LitterArtour

Daniela Rubino

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