GIORNATA DI STUDIO SU GIUSEPPE SANMARTINO

IN RICORDO DI ELIO CATELLO, GIORNATA DI STUDIO SU GIUSEPPE SANMARTINO, SCULTORE DEL SETTECENTO NAPOLETANO

di Daniela Rubino

Il 5 maggio 2019 alle ore 17:00 presso il Palazzo Arcivescovile di Taranto, si è tenuto il Convegno “Capolavori di Giuseppe Sanmartino nella Cattedrale di Taranto. Giornata di studio sul più grande scultore del ′700 napoletano. In ricordo di Elio Catello”, organizzato dal Capitulum Metropolitanae Ecclesiae Tarentine, Comitato Festeggiamenti San Cataldo, Patrono della Città di Taranto e dell’Arcidiocesi. Ha introdotto e moderato la giornata di studio Mons. Emanuele Ferro, Parroco della Cattedrale.

La Prof.ssa Domenica Pasculli Ferrara del Dipartimento Lettere Lingue e Arti, dell’Università di Bari Aldo Moro e del Centro Ricerche Storia religiosa in Puglia con “Le opere di Giuseppe Sanmartino per la Cattedrale di Taranto”, ha ricordato in questa giornata di studio la figura di Elio Catellopioniere degli studi sull’argenteria napoletana, i cui numerosi contributi sullo scultore Giuseppe Sanmartino hanno aperto la strada alla rivalutazione di questa manifattura, ricostruendone la storia a partire dall’età angioina. La Prof.ssa Pasculli, durante i recenti lavori per il completamento del restauro delle superficie marmoree del Cappellone diretti dall’Arch. Augusto Ressa per la Soprintendenza, ha attribuito la progettazione  a Cosimo Fanzago, per la presenza di ‘sigilli’ con la punta lanceolata a rilievo, tipica dell’artista. La Prof.ssa Angela Catello, Storica dell’Arte a Napoli e figlia di Elio Catello, a proposito delle opere di Sanmartino in territorio pugliese, ha sottolineato che il Cappellone è considerato un osservatorio unico per la comprensione di Sanmartino per la straordinaria concentrazione di strutture presenti (ben otto statue) che ci consentono di cogliere una serie continua di rimandi con la sua attività di modellatore per argentieri che inizia nel 1759 con un modellino per una statua in argento di San Vincenzo Ferreri. Sanmartino fa proprie tutte le possibilità espressive dei vari materiali adattando la lavorazione della creta al linguaggio specifico dell’argenteria. Infatti l’argentiere Giuseppe Del Giudice nel realizzare la base del San Filippo Neri del Tesoro di San Gennaro non poteva non tenere conto di tutti i passaggi compositivi che partono da una testina in terracotta che si trovava nel convento dei Girolamini fino al San Filippo Neri di Taranto, e la statua argentea postuma di San Rocco di Ruvo di Puglia, considerata autografa dalle fonti, dove gli effetti della lavorazione dell’argento arrivano ad un preziosismo grafico proprio da virtuoso, ha somiglianze innegabili col soggetto del San Giuseppe col  Bambino nel Cappellone. L’indagine sul corpus di modellini sanmartiniani ci fa apprezzare l’evoluzione del suo linguaggio: prepotente, drammatico, intriso di naturalismo della tradizione tardo barocca napoletana che arriva negli ultimi anni della sua attività ad un accoglimento graduale di moderate istanze neoclassiche, che si risolvono nel campo dell’argenteria in termini di grazia espressiva e di raffinatezza. Come ha spiegato il Prof. Giangiotto Borrelli dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli la storia della scultura napoletana dal punto di vista formale, stilistico e cronologico, inizia nel 1701 con la scultura del Martirio di San Gennaro di Lorenzo Vaccaro che rientra nella tradizione dei ‘quadri in marmo’, nella idea di produrre nel marmo la profondità della pittura che si ottiene con la prospettiva e con gli sfondi. Anche Sanmartino può essere considerato erede di questa tradizione per il trattamento che egli formula con le figure in bassorilievo ne L’acclamazione di San Giustino a vescovo a Chieti. Esiste un fil rouge: alcuni ritratti molto settecenteschi, come il ritratto di Vincenzo Campione di Francesco Pagano, forse padre di Giuseppe Pagano – autore di due statue di Taranto: S. Sebastiano e S. Marco Evangelista -, sono strettamente in relazione con opere di marmo. Anche Sanmartino fu uno straordinario ritrattista: il Ritratto del cardinale Antonio Sersale, di cui esiste la versione dipinta da Francesco Solimena, è anche la copertina della prima edizione del libro “GIUSEPPE SANMARTINO scultore napoletano del 700” di Elio Catello. Siamo a pochissimi anni prima del 1772, che è l’avvio della decorazione del cappellone di San Cataldo.

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Giornalista Pubblicista – Direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo – Writer – Ghostwriter

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Daniela Rubino

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